Le donne di Niamey

Guidano noncuranti le fuoristrada col velo che lascia indovinare il volto. Si sposano presto e si separano altrettanto in fretta. Hanno il potere che il corpo loro conferisce. Passano in due o più sul motorino. La quasi totalità è invece seduta sul sedile dietro quando guidano gli uomini. Prendono il taxi e gestiscono i vari mercati della città.Le donne di Niamey sono donne comuni e piene di buon senso. Sanno come fare con gli uomini di passaggio e con quelli che non passano in fretta.Si vestono bene e di sera nei cortili recintati sono come regine senza trono.

 

C’è Geneviève che occupa un posto di responsabilità nel ministero della promozione della donna e della popolazione. Ha appena terminato un corso di formazione in Europa sulle nuove strategie di genere che impongono le istituzioni internazionali. C’è Judith che accompagna i malati che come lei cercano di arrivare al giorno seguente. Jodelle è sua nipote tornata da qualche mese dall’Algeria. Si trova a rincorrere il cuore spostato da un parte come la sua vita rifugiata dal Congo. Come Ornella anche lei ha visto il padre morire sotto i suoi occhi durante la guerra civile. Thérèse ha messo al mondo alcuni figli e ancora non ha deciso di tornare al paese da cui è scappata.

 

Sono negli uffici e fanno la preghiera a parte. Sanno molto più di quello che lasciano intendere e capiscono la politica degli uomini che si illudono di governarle. Cambiano i vestiti e le pettinature. Le donne di Niamey viaggiano senza chiedere il permesso e tornano appena possono. Formano i gruppi e le associazioni che difendono i loro diritti.Alcune fanno parte dell'Assemblea Nazionale e altre sono ministri. Nel 1983 c’era una sola donna mentre oggi sono 15 su 113 seggi a sedere al parlamento. Il 60% delle donne si trova ad essere sposata prima di avere compiuto 15 anni. In Niger le donne hanno in media 7 figli. Per questo hanno inventato un forum su di loro, la famiglia e i valori sociali al Palazzo dei Congressi di Niamey.

 

C’é Rita che cerca di sfuggire alla malattia che l’accompagna. Damienne che si è sposata con un musulmano e va in chiesa per chiedere le grazie di sempre. Adama che veste con eleganza e ha vissuto alcuni anni oltreoceano. C’è Marie Paule che lavora in un ufficio dell’Unione Europea che ama la bibbia e ripudia i contratti differenti a parità di lavoro.C’è Michelle che ha ridato un volto alla figlia che si è bruciata rovesciandosi addosso una pentola bollente. Elisabeth che si trucca attorno agli occhi nei giorni di festa e a volte indossa i pantaloni.Martine che accompagna i figli con la macchina e insegna loro come crescere. Mimì che da tempo che non si vede e vive separata dal marito che afferma essere partito lasciandole i figli a carico. Mentre il marito di Zeinabou è morto in guerra e lei ha portato i figli a scuola. C’è Marie che ha iniziato a lavorare con una ONG che si occupa di donne e dice che non la pagano abbastanza. Terminato l’orario di ufficio produce e vende acqua fresca e colorata ai pedoni sulla strada. Soffre di solitudine perché i suoi figli sono lontano.

 

Anche coloro che non sanno leggere usano il cellulare con la suoneria. Formano il 50, 6 % della popolazione del paese. Aspettano i mariti quando tornano dal lavoro che finisce tardi. Alcune guadagnano più dei loro uomini che poi le sfuggono per cercare consolazione altrove.Le donne di Niamey quando possono vanno al villaggio dove sono nate. Una di loro muore ogni due ore al momento del parto. Studiano all’università e fanno concorsi per insegnare. Sono integrate nell’esercito nigerino e alcune fanno il servizio civile volontario. Sanno quando hanno il diritto alla parola e quando invece fingere di tacere. Fanno portare il velo che copre le figlie finché sono piccole e possono ancora comandarle. Guardano attorno e abbassano gli occhi solo per circostanza.  

 

C’è Gaelle che ha trovato casa e lavoro.E’ arrivata Jennifer dal Centrafrica e vorrebbe tanto sapere dove si trovano i suoi figli.C’è Juliette che è stanca di stare nel bar. C’è Rosine che vuole continuare gli studi e si dice fiera di Sankara che ha lasciato l’orgoglio al suo paese. Il Burkina Faso terra dei giusti.  C’è infine Afrodite che è originaria del vicino Tchad e ha scelto di amare in Niger.

                                                                                 mauro armanino, niamey, maggio 2013